Il Consiglio comunale di Ravenna si spacca sul nuovo PUG (Piano Urbanistico Generale). Durante il Consiglio comunale del 14 luglio, l’adozione dello strumento urbanistico per il prossimo trentennio è passata con 21 voti a favore della maggioranza, ma ha registrato il voto contrario e unitario di tutti i gruppi di opposizione. A farsi portavoce della protesta dei gruppi di minoranza — che includono Alberto Ancarani, Filippo Donati, Pietro Maria Moretti, Gianfranco Spadoni, Veronica Verlicchi, membri della commissione consiliare CCAT (Progettazione e gestione urbanistica) — è la ferma convinzione che il piano non servirà a correggere la disastrosa politica ambientale ereditata dagli ultimi vent’anni di amministrazione di centrosinistra.
Al centro dello scontro ci sono i dati certificati dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Dopo essersi posizionata seconda in Italia nel 2023, Ravenna ha raggiunto il primato nazionale nel 2024 con ben 85 ettari cementificati, portando a quota 626 gli ettari manomessi tra il 2006 e il 2024. Una tendenza che trova riscontro anche nell’andamento economico: gli oneri di urbanizzazione incassati dal Comune sono passati da 6 milioni nel 2024 a 8,5 milioni nel 2025, segnando un incremento del 41,5%.
Il sindaco Alessandro Barattoni ha difeso in aula il provvedimento, parlando dell’apertura di una «nuova fase» pianificatoria attenta alle sfide climatiche e sociali. Una narrazione rispedita al mittente dall’opposizione, secondo cui il piano farebbe invece da collettore per 54 vecchie lottizzazioni risalenti a 10-15 anni fa, salvate grazie alle proroghe regionali. L’effetto concreto, denunciano i consiglieri di minoranza, sarà la cementificazione di altri 700 ettari di terreno vergine, a cui si sommano le ampie deroghe concesse alle attività produttive dall’articolo 53 della legge regionale, aprendo potenzialmente la strada a oltre otto milioni di metri quadrati di suolo compromesso.
I rilievi dell’ISPRA mettono in guardia sui rischi ecologici legati alla perdita di superfici naturali, fondamentali per l’assorbimento delle acque e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Di fronte a queste criticità, e alla decisione della maggioranza di procrastinare l’obiettivo del «consumo a saldo zero» addirittura al 2050, l’opposizione ha deciso di passare alle vie di fatto. Respinte le mozioni d’ordine in aula e bocciata la diffida amministrativa presentata al primo cittadino, i gruppi di minoranza hanno annunciato il ricorso alla giustizia penale, contestando la legittimità dell’iter di adozione del piano.



