In occasione del 154º anniversario della morte, il vicesindaco e segretario del Pri sottolinea l’attualità del pensiero mazziniano: «Senza responsabilità civica la democrazia perde il suo spirito».
RAVENNA – Celebrare oggi Giuseppe Mazzini non è un semplice atto di memoria storica, ma un parametro per valutare lo stato di salute della politica contemporanea. In occasione del 154º anniversario della scomparsa del pensatore risorgimentale, Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna e segretario provinciale del Pri, ha tracciato un bilancio tra l’eredità mazziniana e le dinamiche della scena pubblica attuale.
La politica come missione civile
Secondo Fusignani, la distanza tra la visione di Mazzini e la realtà odierna è marcata. Dove il fondatore della Giovine Italia immaginava una «missione civile» fondata sulla partecipazione, oggi assistiamo spesso a una politica ridotta a spettacolo e contrapposizione tra fazioni.
«Mazzini concepiva la nazione come una comunità morale di cittadini», spiega Fusignani, sottolineando come i valori di libertà, uguaglianza e fratellanza dovrebbero essere sempre accompagnati da un forte senso del dovere. Un concetto, quest’ultimo, che il segretario del PRI definisce oggi «quasi rivoluzionario» in un contesto dominato da slogan e leadership personalistiche.
Dai doveri alla partecipazione
Il richiamo è ai principi espressi ne I doveri dell’uomo: l’idea che non possa esistere una vera democrazia senza una corrispondente responsabilità civica. Per Fusignani, il modello mazziniano di Repubblica non è il dominio di un leader, ma l’unione di cittadini consapevoli.
«Ricordare Mazzini oggi significa difendere un’idea alta della politica», conclude Fusignani. «Il rischio, ignorando questa lezione, è di ritrovarsi con istituzioni prive di spirito e una politica senza una reale visione del futuro».



