Il 17 maggio 1897 moriva in Grecia Antonio Fratti. Aveva compiuto 52 anni due giorni prima.
Fratti era nato a Forlì, si era laureato in Legge e si era avvicinato agli ideali repubblicani e mazziniani. La sua era una vita piena, di successo. Nel 1892 fu eletto deputato di Forlì, e fu rieletto nel 1897.
Le glorie e gli agi ottenuti, però, non facevano di lui un uomo “arrivato”, che si gode la posizione. Nel 1884, per esempio, accorse a Napoli per dare una mano ai cittadini partenopei colpiti da un’epidemia di colera; furono in molti ad andare, anche il Re d’Italia, Umberto I, e alcuni si ammalarono.
La fama di Fratti era diffusa anche fuori dalla Romagna. Quando Guglielmo Oberdan si votò al sacrificio della vita compiendo l’attentato contro Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria, a Trieste, fece consegnare a Fratti le sue ultime volontà. Pochi giorni dopo fu impiccato.
Antonio era un uomo del Risorgimento: aveva combattuto tra i Volontari garibaldini nella Terza Guerra d’Indipendenza (1866), era stato alla battaglia di Mentana nel 1867, e aveva seguito un Garibaldi anziano ma ancora arzillo nella guerra franco-prussiana del 1870.
Aveva assorbito, anche sulla sua pelle, l’idea che ogni popolo ha il diritto e il dovere di combattere per la propria libertà: sapeva che il nazionalismo porta ad amare il proprio popolo disprezzando gli altri, mentre il patriottismo conduce ad amare tutti i popoli, insieme al proprio.
Nel suo tempo era in corso un altro Risorgimento, quello greco. E lui era un patriota, non un nazionalista.
Il popolo ellenico si era ribellato al dominio turco già nei primi decenni dell’Ottocento, e le guerre scoppiavano e cessavano ogni pochi anni. Ogni volta, in genere, la Grecia si riprendeva un pezzetto della sua terra, e tanti combattenti stranieri erano andati a sostenere con le armi i discendenti di Ulisse e Pericle.
Erano guerre molto crudeli, nelle quali la religione inferociva ulteriormente gli animi: greci cristiani contro turchi musulmani. In Grecia erano morti in battaglia, fra i tanti, Lord George Byron e Santorre di Santa Rosa, già ministro della Guerra e della Marina del Regno di Sardegna, di nobile e ricca famiglia piemontese.
Nel 1897 era in corso un’altra guerra fra greci e turchi. La Grecia ci mise un secolo a conquistare tutte le regioni che oggi la compongono. Giuseppe Garibaldi era morto da quindici anni, ma Ricciotti Garibaldi, figlio del Generale e di Anita, rispose alla disperata richiesta di aiuto dei fratelli di Grecia.
Così, alla spicciolata, con pochi soldi e poche armi, i Volontari affluirono verso Oriente; i romagnoli, comandati da Antonio Fratti, si imbarcarono dai porti adriatici e furono in fretta avviati al fronte.
Le Camicie Rosse si trovarono a Domokos, nella Grecia centro-settentrionale, a dover coprire la ritirata di un reggimento ellenico che, sfibrato, cercava di sottrarsi a forze ottomane superiori. Gli italiani ressero il confronto, consentendo lo sganciamento degli alleati, ma persero molti uomini. Fra essi, Antonio Fratti, colpito dalla fucileria nemica.
Fratti fu sepolto, dopo 5 anni, al Cimitero Monumentale di Forlì, e Giovanni Pascoli gli dedicò un’Ode.
Nello stesso luogo, Domokos, nel 1941, truppe italiane e tedesche effettuarono una sanguinosa rappresaglia contro la popolazione civile, in seguito a un attentato che i partigiani greci avevano compiuto contro un ponte, per ostacolare le forze di occupazione dell’Asse.
Non erano i garibaldini dell’onorevole Antonio Fratti…



