La decisione dell’AGESCI di aprire le porte a capi scout queer e transgender ha sollevato un dibattito profondo che tocca il cuore dell’educazione cattolica in Italia. Da una parte, i sostenitori della svolta interpretano la scelta come un necessario segnale di apertura e inclusione verso la complessità della società contemporanea. Dall’altra, tuttavia, si levano forti preoccupazioni da parte di chi vede in questa decisione una pericolosa deviazione dai principi antropologici e pedagogici su cui si fonda lo scautismo cattolico.
In questo solco si inserisce la ferma presa di posizione di Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, il quale – nella nuova puntata della rubrica «Scoppia la balla» – solleva interrogativi di stretta coerenza dottrinale e pedagogica. Secondo Brandi, la figura del capo scout non può essere ridotta a quella di un semplice animatore di attività all’aria aperta. Nello scautismo confessionale, l’educatore è prima di tutto un testimone di fede e di vita; di conseguenza, la scelta di affidare la crescita morale di bambini e adolescenti a figure in aperto contrasto con la legge naturale e la dottrina della Chiesa rischia di generare un cortocircuito educativo insanabile, incrinando il patto di fiducia con le famiglie.
Il cuore della tesi di Brandi risiede nella tutela delle fasce d’età più vulnerabili. L’introduzione di modelli legati alla fluidità di genere in contesti formativi delicati viene vista non come un progresso, ma come una fonte di potenziale disorientamento per ragazzi che necessitano di punti di riferimento stabili, biologicamente fondati sulla realtà di maschio e femmina. Questa lettura trova peraltro un solido riscontro nei moniti di Papa Leone XIV che parlando al mondo scout ha sottolineato la necessità di scoprire la propria identità biologica di uomo e di donna per imparare ad incontrare davvero gli altri.
«Mettere al capo di bambini e adolescenti educatori che rifiutano l’ordine naturale delle cose è una contraddizione pedagogica devastante che crea solo caos identitario in una fase delicatissima della crescita», afferma il leader di Pro Vita e Famiglia.



