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Tagli al Santarcangelo Festival: De Pascale e Allegni parlano di scelta del governo «immotivata», Montevecchi la difende con accuse all’evento di «propaganda gender e atti osceni»

BOLOGNA – «I teatri sono un presidio di libertà e di cultura per le cittadine e i cittadini, luoghi da sostenere e rafforzare. Festival e spettacoli dal vivo hanno saputo costruire valore nei territori. Oggi questo processo è messo a rischio da valutazioni ministeriali che penalizzano immotivatamente molte realtà dell’Emilia-Romagna». Con queste parole il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessora alla Cultura, Gessica Allegni, commentano la revisione dei punteggi di qualità artistica assegnati dal Ministero della Cultura a teatri e festival italiani, parametro che incide direttamente sull’accesso ai fondi statali.

A essere particolarmente colpito è il Santarcangelo Festival, manifestazione storica e internazionale, che ha visto dimezzato il proprio punteggio (-14,3). «Non sembra un caso – aggiungono de Pascale e Allegni – che il trattamento riservato all’Emilia-Romagna sia così marcato. Serve chiarezza sui criteri adottati. La Regione farà la sua parte in tutte le sedi opportune per sostenere le realtà colpite e le lavoratrici e i lavoratori coinvolti».

Critico anche l’ex presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che parla apertamente di motivazioni politiche: «Il Ministero ha scelto di declassare un festival che da 55 anni porta cultura, arte e libertà. Senza motivazioni valide, questo è un attacco alla libertà di espressione. È questa la cultura del ministro Giuli? Togliere opportunità solo perché governano sindaci di colore politico diverso?». Bonaccini ha espresso solidarietà al sindaco di Santarcangelo, Filippo Sacchetti, e ha attaccato il «silenzio degli esponenti della destra emiliano-romagnola».

Sulla vicenda interviene anche Matteo Montevecchi, fondatore del movimento Rivoltati, da anni contrario al festival: «Da dieci anni combatto lo spreco di fondi pubblici per il Santarcangelo Festival, fucina di propaganda gender e woke. Ho usato ogni mezzo: video, interrogazioni, segnalazioni per atti osceni. Finalmente si mette un freno ai finanziamenti, che ammontano a centinaia di migliaia di euro l’anno».

La revisione ministeriale ha riguardato numerose realtà della regione. Tra le più penalizzate ci sono Ater Fondazione (-5,3 punti), Emilia Romagna Teatro Fondazione (ERT, -4), Teatro Due Parma (-4), Ravenna Teatro (-6,5), Fondazione Solares (-8), festival ErosAnteros (-7,9), Amigdala (-8,7), Masque (-6), mentre il Teatro Sociale di Gualtieri è stato escluso dopo dieci anni di riconoscimento ministeriale.

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