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«Anche se avessi tutti contro, basta Gesù»: ieri i funerali di don Nicolò Giosuè

«Gesù sa! Gesù vede! Gesù conosce! Non importa tanto il giudizio degli uomini: Gesù conosce ogni cellula di noi stessi e tutta la nostra anima. Anche se avessi tutti contro, ma fossi in comunione con Gesù, nessuno può togliermi questa gioia: di poterlo amare e di stare con Lui! Nessuno al mondo può togliermi Gesù ed il Suo amore, se non io stesso».

Queste parole, scritte da don Nicolò Giosuè, e lette al termine del suo funerale da una figlia spirituale, sono diventate quasi una sintesi del suo cammino terreno, un testamento spirituale per le sue comunità.

Don Nicolò, parroco di Sant’Alberto e Savarna, è morto a soli cinquantanove anni. La sua scomparsa ha lasciato sgomenti non solo i fedeli delle parrocchie in cui operava, ma anche tanti confratelli giunti da più diocesi. Una folla commossa ha partecipato alla Messa esequiale, celebrata ieri mattina nella chiesa di Sant’Alberto, presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, e concelebrata dal vicario generale, don Alberto Brunelli, e da numerosi sacerdoti, provenienti anche da altre diocesi.

Un sacerdote con l’anima del Curato d’Ars

Durante l’omelia, l’arcivescovo – dopo aver dato lettura di un telegramma di condoglianze del vescolo di Brescia, Pierantonio Tremolada – ha offerto un ritratto rispettoso del sacerdote, affermando che egli operava sul modello del santo Curato d’Ars. La morte improvvisa ha colto tutti di sorpresa, senza alcun segnale premonitore.

Monsignor Ghizzoni ha richiamato la figura biblica della sentinella descritta dal profeta Ezechiele, colui che mantiene viva nel popolo di Dio la consapevolezza della presenza del Signore nella storia. Il pastore, ha spiegato l’arcivescovo, ha il compito di vegliare e di guidare moralmente il gregge, facendosi vero servo di Dio. Questo avviene nonostante le debolezze umane possano talvolta offuscare la testimonianza, ma come ricordava San Paolo ai Corinzi, il Signore non si lascia scoraggiare dai nostri limiti, anzi li trasforma in occasione per manifestare la sua forza. Così l’azione pastorale dei ministri ordinati porta frutti che superano le aspettative e i meriti personali.

Don Nicolò era un sacerdote fedele alla preghiera, alla meditazione, vicino alla gente, attento ai sacramenti, sempre disponibile per la confessione, molto devoto all’Eucaristia e a Maria. «Non sempre le sue iniziative e le sue attività erano condivise ma ha sempre cercato di evitare i conflitti e le tensioni e ha cercato sempre di recuperare i rapporti incrinati», ha commentato il prelato.

Dietro il prete, un uomo semplice e profondo

A rendere ancora più vicino il suo ricordo, è stato l’intervento della moglie del fratello Cataldo. Un ritratto fatto di ricordi d’infanzia: aquiloni gialli fatti volare, la passione per il volo e per le automobili e le moto, la meraviglia nell’osservare a lungo una cucciolata di gattini, il brevetto da paracadutisti conseguito, e anche qualche sorriso: come la famosa mancanza di puntualità. Al termine delle superiori era indeciso tra due corsi di laurea, ha raccontato, ma ha seguito la sua vera vocazione: il sacerdozio.

Un grazie che diventa preghiera

Una rappresentante delle sue parrocchie ha espresso, a nome di tutta la comunità, la gratitudine per il cammino condiviso: «Grazie per la tua fedeltà, don Nicolò. Grazie per i sacrifici e per il tuo sguardo sempre rivolto al Vangelo. Ti chiediamo di accompagnare ancora le nostre comunità con la tua preghiera».

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