È morto improvvisamente ieri pomeriggio don Nicolò Giosuè, parroco di Sant’Alberto e Savarna, durante un campo famiglie a Edolo, in Val Camonica. Il sacerdote 59enne è stato trovato privo di vita dopo essersi fermato a riposare durante una passeggiata dopo pranzo. Nonostante i tempestivi soccorsi, non è stato possibile salvarlo: la causa del decesso sembra riconducibile a un malore improvviso.
La sua figura era balzata agli onori della cronaca per il presunto miracolo eucaristico verificatosi nel gennaio 2023 nella parrocchia di Savarna, vicenda che aveva generato tensioni con la curia di Ravenna-Cervia e culminata in un pubblico rimprovero da parte del vicario generale lo scorso aprile.
Una vita al servizio delle comunità
Nato a Mantova il 6 aprile 1966, don Giosuè era stato ordinato sacerdote il 5 gennaio 2000 nella basilica metropolitana di Ravenna da monsignor Luigi Amaducci. Dopo l’esperienza come cappellano a San Rocco, aveva guidato diverse parrocchie del territorio ravennate, tra cui Ripapersico, Portorotta e Quartiere, prima di assumere nel 2017 la guida della comunità di Sant’Alberto e della rettoria di San Clemente a Mandriole.
Sacerdote apprezzato per la sua umanità e dedizione pastorale, don Giosuè era anche figlio spirituale di don Carlo Mondin (1940-2022), figura nota nell’arcidiocesi di Ferrara per supposte esperienze mistiche negli anni Settanta.
Il caso dell’Ostia che si colorò di rosso
Il presunto miracolo eucaristico si era verificato nel gennaio 2023 nella parrocchia di Savarna. Dopo aver notato che un’Ostia caduta accidentalmente a terra e riposta in un vasetto liturgico aveva assunto una colorazione rossastra, il parroco aveva deciso di sottoporre il reperto ad analisi specialistiche.
Dopo essersi consultato con il luminare della medicina legale Pierluigi Baima Bollone, un’équipe di medici aveva rilevato la presenza di globuli rossi e bianchi. Il referto ufficiale dell’anatomopatologa Cristina Antonini, datato 26 maggio 2023, attestava la presenza di sangue nell’Ostia.
Parallelamente, le analisi scientifiche effettuate dal laboratorio Ausl di Pievesestina di Cesena su incarico dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni – secondo i documenti emersi nel corso del processo seguito al deposito di un esposto da parte di alcuni fedeli cattolici assistiti dall’avvocato Francesco Minutillo – hanno rilevato l’assenza del batterio Serratia marcescens che provoca la pigmentazione rossa del pane, riscontrando solo batteri ambientali dovuti alla caduta a terra dell’Ostia. Restava dunque aperto l’interrogativo su cosa avesse effettivamente causato la colorazione rossastra.
Lo scontro con la curia
La gestione del caso aveva generato crescenti frizioni con la curia di Ravenna-Cervia. Don Giosuè aveva scelto di far analizzare privatamente i reperti prima di informare le autorità ecclesiastiche, una decisione che aveva provocato il disappunto dei vertici diocesani.
Le tensioni erano esplose lo scorso 9 aprile, quando il vicario generale don Alberto Brunelli aveva pubblicamente rimproverato il parroco durante un’assemblea del clero che si svolgeva nel Seminario arcivescovile in piazza Duomo a Ravenna. Davanti a decine di testimoni – alcuni stupiti per il vigore dell’attacco – il vicario aveva accusato don Giosuè di non aver consegnato immediatamente i reperti alla curia arcivescovile.
Nonostante le pressioni ricevute per ritrattare o minimizzare l’accaduto, il sacerdote aveva sempre mantenuto la sua posizione sull’autenticità del presunto fenomeno miracoloso, mostrandosi molto sorpreso del fastidio che l’intera vicenda aveva suscitato in alcuni ambienti diocesani.
Il cordoglio delle comunità
La morte improvvisa ha lasciato sgomenti i fedeli delle comunità che don Giosuè aveva servito con dedizione. L’Associazione culturale San Michele Arcangelo di Ravenna lo ha ricordato con una nota: «Una prece di suffragio per l’anima di don Nicolò Giosuè, sacerdote buono e fedele, amico dell’associazione, che oggi ha lasciato questa valle di lacrime nel silenzio e nell’abbandono alla Divina Misericordia: possa il Signore onnipotente associarlo alla celeste Liturgia nella luce e nella pace».
Il giornalista e scrittore Pier Luigi Bianchi Cagliesi lo ricorda per «lo zelo sacerdotale e l’umiltà, ma anche per la determinazione nel difendere la verità di fronte a situazioni dalle quali un sacerdote non può sottrarsi e per il profondo attaccamento alla preghiera. Nella vicenda che lo ha coinvolto, ha dato prova di essere un autentico difensore dell’Eucaristia, rifiutando ogni tipo di pressione e compromesso».



