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martedì 14 Aprile 2026
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Lupi in pianura, adattabilità e convivenza: la parola a Mia Canestrini

La scienziata e scrittrice spiega come tutelare persone e animali: «Tornano nel loro areale storico, fu l’uomo a sradicarli»

I lupi scendono in pianura: che fare? Preoccuparsi? Mia Canestrini è riconosciuta come una delle principali esperte italiane di lupi e fauna selvatica. La sua competenza si è formata attraverso anni di ricerca sul campo, iniziata durante gli studi in Scienze Naturali presso l’Università di Bologna. Coordinatrice tecnica del monitoraggio nazionale del lupo, Canestrini è stata docente presso il Master in Amministrazione e Gestione della Fauna Selvatica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e presso il Master in Salvaguardia della Fauna Selvatica dell’Università di Padova.

Mia Canestrini

L’attività accademica di Mia Canestrini si accompagna a una consolidata attività di divulgazione ad un pubblico vasto e variegato attraverso i media nazionali: al suo attivo la conduzione di “La bella e le bestie” su Radio 105 e la co-conduzione della trasmissione Il Provinciale su Rai Due. Ha pubblicato quattro libri: La ragazza dei lupi (Piemme, 2019), Custode di Cuori (Mondadori Electa, 2022), Nelle terre dei lupi. Storie italiane di un ritorno (Piemme, 2023) e La lezione della neve (Mondadori Electa, 2024).

Perché i lupi, storicamente legati agli Appennini, stanno colonizzando ambienti di pianura e costa come la pineta del Bevano?
I lupi non sono mai stati legati esclusivamente agli Appennini: si tratta di una specie estremamente adattabile e plastica dal punto di vista ecologico. In passato è stato l’uomo a eradicarli da molte zone della penisola, facendoci perdere memoria della loro presenza. Oggi, grazie alla protezione legale e alla presenza abbondante di prede selvatiche, i lupi stanno semplicemente tornando in ambienti che sono parte naturale del loro areale storico.

Il loro arrivo attraverso le golene fluviali è un comportamento nuovo o fa parte della loro ecologia naturale?
Questo comportamento fa pienamente parte della loro ecologia. I lupi sfruttano ambienti poco disturbati, ricchi di copertura vegetazionale, acqua e cibo, come le golene fluviali, per muoversi anche attraverso territori fortemente antropizzati.

Qual è il numero sostenibile di lupi in un’area costiera come questa?
Il numero sostenibile da un punto di vista ecologico è determinato dall’abbondanza di prede. Quando i lupi smetteranno di aumentare, quello sarà il numero massimo che l’ambiente potrà sostenere naturalmente.

Quali sono i segnali che indicano che un ecosistema è in grado di sostenere una popolazione stabile di lupi?
Se i lupi si riproducono ogni anno e i cuccioli sopravvivono, significa che ci sono risorse a sufficienza: prede in abbondanza e poco disturbo da parte dell’uomo. Questo è il segnale più evidente che un ecosistema è in grado di supportare una popolazione stabile.

Come funziona la dispersione dei giovani lupi e che ruolo ha nell’espansione del loro areale?
Quando i giovani diventano maturi sessualmente, generalmente a fine inverno, lasciano il branco di origine alla ricerca di un partner con cui fondare un nuovo branco in un territorio libero da altri lupi. Questo processo può portarli a percorrere anche centinaia di chilometri in pochi mesi ed è uno dei principali meccanismi di espansione della specie.

La presenza dei lupi in aree frequentate dall’uomo rappresenta un pericolo? Come si tutelano animali domestici e da allevamento?
Il rischio per le persone è minimo, ma i lupi possono rappresentare un pericolo per cani e gatti, specialmente se lasciati liberi dopo il tramonto. È quindi importante sorvegliarli e non lasciare cibo all’aperto per non attirare predatori. Per gli animali da allevamento, è fondamentale adottare misure di prevenzione efficaci: recinzioni adeguate e cani da pastore sono strumenti indispensabili per ridurre il rischio di predazioni.

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