Una preoccupante moria di pesci e crostacei ha colpito le coste di Punta Marina, frazione di Ravenna, sollevando interrogativi sulla qualità delle acque marine e sui possibili impatti del nuovo rigassificatore offshore di Snam.
Il fenomeno, denunciato attraverso un’interrogazione consiliare presentata dal consigliere comunale di Lista per Ravenna – Lega – Popolo della famiglia Gianfranco Spadoni, ha fatto registrare il rinvenimento di numerosi esemplari morti ricoperti da una schiuma bianca lungo la riva del mare. La situazione ha generato allarme tra i residenti, alcuni dei quali sono stati osservati prelevare i pesci morti presumibilmente per uso alimentare, pratica che solleva ulteriori preoccupazioni sanitarie.
Il rigassificatore e le nuove dinamiche marine
La coincidenza temporale tra la moria e l’entrata in funzione del rigassificatore galleggiante di Snam, operativo dal maggio 2025, ha intensificato i sospetti sulla possibile correlazione tra i due eventi. La nave rigassificatrice BW Singapore è ormeggiata a 8,5 chilometri al largo di Ravenna e rappresenta una delle infrastrutture energetiche più significative del Mediterraneo.
L’impianto di rigassificazione rilascia in mare acqua più fredda con 0,2 milligrammi di candeggina per litro, un aspetto che potrebbe alterare l’ecosistema marino locale. Il processo di trasformazione del gas naturale liquefatto richiede infatti il raffreddamento dell’acqua di mare, che viene poi reimmessa nell’ambiente con temperature inferiori e con residui di ipoclorito utilizzato per prevenire la formazione di organismi marini nelle condotte.
Precedenti episodi e spiegazioni scientifiche
La costa ravennate ha già registrato episodi simili in passato. Negli ultimi anni sono stati numerosi i ritrovamenti di pesci morti di vario genere lungo la parte nord della riviera romagnola, fenomeni che l’Arpae (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia) ha tradizionalmente ricondotto a fattori climatici naturali come le elevate temperature estive e le fioriture algali.
Tuttavia, la presenza della schiuma bianca sui pesci morti costituisce un elemento nuovo che necessita di approfondimenti specifici. L’interrogazione consiliare sottolinea come le condizioni meteorologiche attuali rendano «difficile ricondurre la causa a tali aspetti» tradizionalmente identificati come responsabili delle morie ittiche.
Le richieste di controllo
Il documento presentato al sindaco di Ravenna richiede interventi immediati su più fronti. In particolare, viene sollecitata l’esecuzione di analisi specifiche delle acque in prossimità del rigassificatore, sotto la responsabilità di Snam, insieme a campionamenti indipendenti da parte di organizzazioni ambientaliste come Greenpeace o laboratori qualificati terzi.
La richiesta nasce dalla preoccupazione che il fenomeno possa avere origini antropiche legate alle nuove attività industriali offshore. Il rigassificatore, con una capacità di rigassificazione continua di circa 5 miliardi di metri cubi annui, rappresenta infatti una presenza inedita nell’ecosistema marino locale.
Impatti sulla comunità locale
La situazione ha generato particolare apprensione tra i residenti di Punta Marina, località già colpita da varie problematiche ambientali negli ultimi anni. Punta Marina non è nell’elenco delle Spiagge Bandiera Blu del 2025, un dato che evidenzia le sfide ambientali del territorio.
Il prelievo incontrollato dei pesci morti da parte di alcuni cittadini rappresenta un rischio sanitario aggiuntivo, poiché non esistono garanzie sulla salubrità degli esemplari rinvenuti. L’assenza di controlli immediati potrebbe esporre la popolazione a contaminazioni di origine sconosciuta.
La posizione delle istituzioni
L’interrogazione sottolinea il ruolo del sindaco quale «massima autorità volta alla tutela della salute dei cittadini» e la necessità di «promuovere ogni azione utile per fare luce sugli interrogativi in questione». La richiesta di trasparenza sui controlli ambientali assume particolare rilevanza considerando gli investimenti pubblici nel progetto del rigassificatore e le implicazioni per la sicurezza alimentare locale.
La questione solleva interrogativi più ampi sulla compatibilità tra le nuove infrastrutture energetiche e la preservazione degli ecosistemi marini, tema di crescente rilevanza nel dibattito nazionale sulla transizione energetica.
Necessità di monitoraggio continuo
Il caso di Punta Marina evidenzia l’importanza di sistemi di monitoraggio ambientale continuo nelle aree interessate da grandi infrastrutture offshore. La richiesta di analisi indipendenti riflette la necessità di garantire trasparenza e controllo scientifico rigoroso sui potenziali impatti ambientali delle nuove tecnologie energetiche.
«Il sindaco quale massima autorità volta alla tutela della salute dei cittadini promuova ogni azione utile per fare luce sugli interrogativi in questione», conclude il consigliere comunale.



