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Nel Delta del Po il ritorno dei grandi migratori alimenta speranze e tensioni

Oche, gru e fenicotteri ripopolano le zone umide emiliane dopo decenni di assenza. Ma la convivenza tra natura e agricoltura richiede nuovi equilibri

COMACCHIO – Le distese allagate della Bonifica del Mezzano si animano ogni inverno di presenze che fino a pochi decenni fa appartenevano alla memoria storica: stormi di oche selvatiche provenienti dal Nord Europa, gruppi di gru che perlustrano i campi coltivati, colonie di fenicotteri rosa che tingono le acque salmastre. Il loro ritorno, dopo secoli di persecuzioni e trasformazioni ambientali, rappresenta uno straordinario successo della conservazione internazionale, ma pone interrogativi sulla sostenibilità di questa nuova coabitazione.

L’Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna e il Parco del Delta del Po affrontano il tema nel convegno «Oche, Gru, Fenicotteri: una convivenza possibile», venerdì 5 dicembre presso Palazzo Bellini a Comacchio. L’incontro riunisce esperti, agricoltori e gestori di zone umide per confrontarsi su un fenomeno che ha trasformato radicalmente gli ecosistemi della pianura padana orientale.

L’Oca selvatica, reintrodotta negli anni Novanta, è oggi presenza regolare nelle zone umide tra Modena e la costa adriatica. Le gru frequentano con assiduità crescente le campagne ferraresi, che ospitano la maggiore concentrazione italiana di questa specie. Il fenicottero, assente per secoli, è divenuto in trent’anni simbolo identificativo delle zone umide costiere, entrando nell’immaginario collettivo come icona del paesaggio deltizio.

Il ritorno di questi uccelli migratori, accolto con entusiasmo da conservazionisti e turisti, si deve alla protezione internazionale accordata alle specie e, in alcuni casi, ai cambiamenti climatici che hanno modificato le rotte migratorie tradizionali. La pianura padana si è trasformata in una delle principali aree di svernamento per popolazioni che un tempo proseguivano verso latitudini più meridionali.

Ma questa rinascita ecologica genera frizioni. L’eccessivo disturbo causato da fotografi e curiosi ai grandi stormi, l’insofferenza manifestata da agricoltori verso danni alle coltivazioni e la competizione per l’uso delle zone umide costituiscono nodi che richiedono soluzioni condivise. Gli esperti illustreranno lo stato delle conoscenze su circa sette specie di oche, oltre a gru e fenicotteri, analizzando conflittualità esistenti e possibili strategie di mitigazione.

Il programma prevede interventi di Claudio Fiorini e Roberto Tinarelli dell’AsOER sulla migrazione e reintroduzione delle oche, di Antonio Mingozzi dell’Università della Calabria sullo status delle gru, e di Luca Melega dell’ISPRA sulla storia del fenicottero regionale. Aldo Magnoni presenterà valutazioni sull’impatto agricolo attraverso tecnologie innovative come i droni per i rilievi. Sonia Braghiroli illustrerà gli strumenti regionali di gestione degli impatti da fauna, mentre il direttore del Parco Massimiliano Costa inquadrerà il valore di queste specie iconiche per la conservazione complessiva.

Moderati da Riccardo Santolini del Comitato Nazionale per il Capitale Naturale, i lavori riserveranno spazio all’ascolto diretto degli agricoltori e dei loro rappresentanti, riconoscendo che la sostenibilità economica delle attività antropiche costituisce elemento imprescindibile per garantire equilibri duraturi.

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