Intervista a Sauro Pari, presidente di Fondazione Cetacea
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno 2025, una tartaruga marina Caretta caretta ha deposto le uova sulla spiaggia di Riccione, nel cuore della Riviera Romagnola. Questo evento straordinario, avvenuto in una zona urbana densamente frequentata da turisti e locali, rappresenta un segnale concreto dell’adattamento delle tartarughe marine nel Mar Adriatico settentrionale. La Fondazione Cetacea è intervenuta tempestivamente per proteggere il nido, attivando una rete di volontari e avviando misure di tutela fondamentali per la conservazione della specie Caretta caretta.

Quali sono le prime e più urgenti attività messe in atto per proteggere il nido e le uova deposte dalla tartaruga marina a Riccione?
«In primo luogo, è stata installata una recinzione protettiva attorno all’area del nido per salvaguardarlo da disturbi umani. Inoltre, è stato organizzato un presidio h24 con turni volontari, in modo da garantire un monitoraggio costante.
Poiché il nido si trova in una zona molto piatta e lontana dal mare, la Fondazione sta valutando un eventuale spostamento delle uova al 21° giorno, per assicurare condizioni più favorevoli alla schiusa».
Come avverrà il monitoraggio della schiusa e la risalita dei piccoli verso il mare?
«L’area è fortemente antropizzata, con una notevole presenza di luci artificiali provenienti da locali e strutture turistiche. Le tartarughe neonate si orientano verso il mare seguendo la luce naturale dell’orizzonte marino, ma l’inquinamento luminoso può disorientarle.
Per questo motivo, si chiederà la collaborazione dei cittadini e delle attività commerciali per spegnere le luci nella notte della schiusa. Questo intervento sarà cruciale per permettere ai piccoli di raggiungere in sicurezza il mare Adriatico».
Quali comportamenti devono adottare cittadini e turisti in caso di avvistamento di una tartaruga marina o di un nido non segnalato?
«La Fondazione Cetacea promuove la citizen science, invitando cittadini e turisti a segnalare tempestivamente eventuali avvistamenti. In caso di deposizione, è fondamentale chiamare immediatamente la Capitaneria di Porto, che a sua volta contatterà la Fondazione per intervenire rapidamente.
Grazie a una segnalazione veloce a Riccione, è stato possibile intervenire entro pochi minuti dalla deposizione, garantendo la protezione del nido e il tracciamento dell’evento».
Questo evento può indicare un cambiamento nelle abitudini riproduttive delle tartarughe marine nell’Adriatico?
«Sì, è un segnale chiaro dell’impatto del cambiamento climatico. Negli ultimi anni, la specie Caretta caretta ha cominciato a risalire l’Adriatico, nidificando sempre più a nord. L’evento di Riccione conferma una nuova tendenza nella distribuzione geografica della nidificazione, causata dall’innalzamento della temperatura delle acque.
Quali sono le iniziative a lungo termine della Fondazione Cetacea per la tutela delle tartarughe marine?
«Da oltre trent’anni, la Fondazione Cetacea di Riccione è attiva nella cura e recupero di tartarughe marine, con un centro che copre le regioni Emilia-Romagna e Marche. Partecipiamo a progetti europei per la salvaguardia dell’ambiente marino, con l’obiettivo di informare, sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza.
Il nostro impegno è rivolto a proteggere ciò che resta del nostro ecosistema e a rendere il Mar Adriatico un ambiente più sicuro per la biodiversità marina».



