Ravenna, 29 settembre 2025 – Si chiude con un epilogo piuttosto modesto la vicenda del respingimento dei container destinati a Israele dal porto di Ravenna. Durante un evento pubblico alla presenza di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati, è stato confermato che i carichi sono comunque arrivati a destinazione, probabilmente tramite altri scali.
Il consigliere comunale Alberto Ancarani (Forza Italia) ha annunciato per domani, martedì 30 settembre un question time, con cui chiederà al sindaco dati ufficiali sui transiti di materiale militare passati per lo scalo ravennate nel 2024 e nel 2025. L’interrogazione tocca anche la trasparenza nella gestione di Sapir, la società che controlla una parte significativa delle attività portuali, e il rispetto delle normative sulle partecipate pubbliche.
Al centro del dibattito politico ed economico c’è ora il programma europeo Undersec, parte del più ampio progetto Horizon, che coinvolge numerosi paesi del Mediterraneo e del Golfo. La richiesta di sospensione, sostenuta da alcuni attivisti, rischia secondo Ancarani di compromettere la credibilità internazionale del porto e di far perdere occasioni di sviluppo legate alla cooperazione infrastrutturale e tecnologica.
Il punto critico, secondo i detrattori del blocco, è che queste azioni non avrebbero un impatto concreto sulle operazioni militari nella Striscia di Gaza, mentre potrebbero produrre effetti negativi sull’immagine e sull’operatività del porto stesso. Ravenna, che negli ultimi anni ha lavorato per rafforzare la sua competitività nella rete logistica adriatica, si trova così coinvolta in un conflitto di narrazioni tra impegno politico e pragmatismo economico.
Il dibattito si estende anche alla coerenza dei criteri adottati. Se la logica è quella di impedire ogni forma di supporto indiretto ad azioni belliche, si chiede perché tale principio non venga applicato a tutti i transiti di materiale militare, indipendentemente dalla loro destinazione finale. Una mancanza di uniformità che alimenta dubbi sull’efficacia e la reale portata delle iniziative adottate.
Tutti gli occhi sono ora puntati sulla seduta del consiglio comunale, dove si attendono numeri concreti sui traffici sensibili. I dati, se resi pubblici, potrebbero chiarire quanto effettivamente sia stato fatto e quale sia il reale peso delle attività contestate.
In attesa di risposte istituzionali, resta la questione centrale: fino a che punto una protesta locale può incidere sulle dinamiche globali, senza danneggiare il tessuto economico e la reputazione di un’infrastruttura strategica come il porto di Ravenna? Una domanda destinata a pesare anche oltre i confini della città.



