Il consigliere Gianfranco Spadoni (Lista per Ravenna – Lega – Pdf) lancia l’allarme dopo i dati forniti dall’assessore regionale Fabi: su 26mila richieste, appena 665 sono state finanziate. «Serve un intervento urgente nella Conferenza sanitaria territoriale».
di Redazione Emilia-Romagna
RAVENNA – I numeri raccontano una realtà che va ben oltre la fredda statistica: quella di una regione che soffre, ma che non trova risposte nel portafoglio del welfare statale e regionale. Il caso del “Bonus Psicologico” in Emilia-Romagna esplode in Consiglio Comunale a Ravenna attraverso un’interrogazione di Gianfranco Spadoni (Lista per Ravenna – Lega – Pdf), che mette nel mirino l’insufficienza cronica dei fondi destinati alla salute mentale.
L’imbuto dei finanziamenti
Secondo i dati resi noti dall’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, il bilancio dell’ultimo bando è impietoso: a fronte di oltre 26.000 domande presentate da cittadini affetti da fragilità, stress o stati ansiosi, ne sono state accolte appena 665. In termini percentuali, significa che solo il 2,6% degli aventi diritto ha ottenuto il contributo economico per le sessioni di psicoterapia. Una goccia nel mare di una necessità che, dopo gli anni della pandemia e l’attuale crisi sociale, è diventata strutturale.
Oltre il contributo economico
«Si tratta di un intervento assolutamente insufficiente», attacca Spadoni nel suo documento indirizzato al Sindaco di Ravenna. Ma il problema non è solo economico. Per il consigliere, la pur necessaria previsione di fondi aggiuntivi da parte dell’ente bolognese non basta più. Il focus deve spostarsi sulla carenza di personale: «Occorrono scelte precise per affrontare una patologia complessa e sempre più diffusa. Serve un adeguamento degli organici negli ospedali e nei servizi territoriali».
La tesi è chiara: il disagio psicologico rappresenta oggi una vera emergenza sociale che non può essere liquidata con “bonus” una tantum che lasciano fuori il 97% dei richiedenti.
La richiesta al sindaco
L’interrogazione si chiude con una richiesta d’azione immediata. Spadoni impegna il primo cittadino a portare il tema all’ordine del giorno della Conferenza sanitaria territoriale. L’obiettivo è duplice: fare pressione per ottenere maggiori risorse e, al contempo, ripensare la rete di assistenza affinché professionalità e servizi siano all’altezza di una sfida sanitaria che non può più essere rimandata.



