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Lupi a Rimini, l’emergenza divide la città: «Siamo ostaggi», ma gli ambientalisti frenano

La presenza sempre più frequente dei predatori nei centri abitati scatena il dibattito. Allevatori e residenti chiedono interventi drastici, Europa Verde punta sulla prevenzione

RIMINI — Non è più solo un problema delle zone collinari. I lupi sono arrivati alle porte delle città, «lambiscono i centri abitati», e la provincia di Rimini si trova a fare i conti con un’emergenza che sta dividendo la comunità tra chi invoca misure drastiche e chi propone la via della convivenza.

Gli attacchi si moltiplicano. Qualche giorno fa, un cane è stato aggredito ed ucciso da due lupi nella frazione di Corpolò, nel cortile dell’abitazione dei padroni: una notizia che è stata ripresa anche dai media nazionali, a dimostrazione di una preoccupazione ormai crescente. «Siamo segregati in casa, ostaggi dei lupi», denuncia il Comitato Quartiere 11. «Anche per far giocare i bambini non ci si sente più sicuri».

Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini e presidente della Provincia, definisce la situazione «molto critica»: «I residenti meritano una risposta chiara e un’assunzione di responsabilità». In Prefettura è stato istituito un tavolo tecnico con Regione, forze dell’ordine e associazioni agricole per monitorare la presenza dei lupi e studiare contromisure.

La questione si è infiammata con l’entrata in vigore del decreto ministeriale che declassa il lupo da «protezione rigorosa» a «protezione semplice». Una svolta significativa rispetto alla tutela storica della specie, salvata dall’estinzione negli anni Settanta grazie alla legge voluta dal ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, il democristiano Giovanni Marcora, che nel 1976 mise sotto protezione rigorosa il Canis lupus quando in Italia ne restavano appena un centinaio di esemplari sull’Appennino.

Giovanni Marcora

Oggi allevatori ed esponenti politici chiedono «catture e abbattimenti» per tutelare attività agricole e sicurezza. Ma Europa Verde Rimini frena: «Basta allarmismo. La convivenza è possibile con recinzioni adeguate, guardiania e corretta gestione degli animali domestici». Secondo gli ambientalisti, il problema nasce da errori umani: rifiuti organici non smaltiti, animali lasciati incustoditi, recinzioni inadatte.

Gli esperti spiegano che la popolazione di lupi è aumentata in Emilia-Romagna e alcuni esemplari si sono spostati verso la pianura, dove la diminuzione di prede selvatiche li spinge a predazioni opportunistiche. La Regione mette a disposizione indennizzi e programmi di prevenzione, ma molti residenti ritengono le risposte del tutto inadeguate. In un’intervista a «Romagna Più» Lupi in pianura, adattabilità e convivenza: la parola a Mia Canestrini – Romagnapiù, la zoologa Mia Canestrini aveva affermato che «il rischio per le persone è minimo, ma i lupi possono rappresentare un pericolo per cani e gatti, specialmente se lasciati liberi dopo il tramonto. Per gli animali da allevamento, è fondamentale adottare misure di prevenzione efficaci: recinzioni adeguate e cani da pastore sono strumenti indispensabili per ridurre il rischio di predazioni».

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