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martedì 14 Aprile 2026
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Lupo in città: cosa fare (e cosa rischiano i nostri animali). L’intervista al medico veterinario Fabio Dall’Osso

L’intervista. Parla Fabio Dall’Osso, esperto di gestione della fauna: «Incontrarlo è un privilegio, ma cani, gatti e bestiame sono potenziali prede. Ecco come convivere con il predatore». L’8 aprile un incontro promosso da Ravenna Centro Storico alla Sala Ragazzini del Centro Dantesco.

Il recente avvistamento di lupi in zone densamente abitate, come l’area dell’ospedale di Ravenna, ha sollevato interrogativi e preoccupazioni tra i cittadini. Per fare chiarezza con rigore scientifico, abbiamo intervistato Fabio Dall’Osso, una figura poliedrica nella medicina veterinaria italiana.

Oltre a essere medico veterinario, Dall’Osso ha conseguito una seconda laurea come dottore in produzioni animali e controllo della fauna selvatica. La sua attività non si limita alla clinica: svolge infatti un importante ruolo di consulente tecnico per le forze di polizia e i tribunali (attualmente è impegnato con quello di Venezia) e si occupa della gestione degli animali nei giardini pubblici del comune di Faenza. È inoltre un volto noto della divulgazione scientifica, collaborando regolarmente con testate giornalistiche, radiofoniche e televisive.

Il lupo nelle zone abitate: adattamento o paura persa?

Dottore, negli ultimi tempi i lupi sembrano frequentare con regolarità le zone antropizzate del Ravennate e del Riminese. È una perdita di timore verso l’uomo o una risposta alla disponibilità di cibo?

«Nell’immaginario collettivo il lupo è un animale schivo, relegato a territori impervi. Ma questa immagine non corrisponde alla realtà biologica. Il lupo è una specie straordinariamente adattabile e opportunista — lo è sempre stato — e sin dalla preistoria ha frequentato gli insediamenti umani per le opportunità di riparo e di cibo. È proprio da questa convivenza ancestrale che ha avuto origine il cane domestico. Se per lungo tempo non lo abbiamo visto, è perché le popolazioni erano calate. Ora che sta ricolonizzando i territori storici, è naturale ritrovarlo a contatto con l’uomo. Non è un fenomeno anomalo, ma coerente con la sua biologia. Altra questione sarebbe se manifestasse un’eccessiva confidenza verso le persone: quello meriterebbe attenzione. Ma la semplice frequentazione di aree antropizzate è assolutamente normale».

Animali domestici a rischio: come muoversi

Quali sono le precauzioni concrete? Esiste il rischio che il lupo consideri i nostri animali da compagnia come prede abituali?

«Il lupo non è un pericolo diretto per l’uomo, poiché non lo considera una preda e ne è diffidente. È però innegabile che costituisca una minaccia per i nostri animali domestici: tanto quelli da reddito — bovini, capre, pecore — quanto quelli da affezione, come cani e gatti. Per il lupo sono potenziali fonti di cibo. Se si ha un orto e non si mette uno spaventapasseri, gli uccelli mangeranno i semi; se si vogliono proteggere le ciliegie dai merli, si usano le reti. Sono accorgimenti elementari. Oggi si è aggiunta una nuova presenza faunistica e occorre adeguarsi: chi possiede animali deve usare misure di protezione, perché il bestiame non custodito è un richiamo irresistibile. Sì, sia il cane che il gatto possono diventare prede».

L’incontro ravvicinato: il protocollo

E se ci si trovasse faccia a faccia con un lupo in un parco, come accaduto di recente a Ravenna?

«Il consiglio è restare calmi e godersi quei pochi secondi in cui il lupo si lascia osservare. Non è un’emergenza. Il lupo sa della nostra presenza molto prima di noi. Se decide di mostrarsi, probabilmente è mosso da curiosità. Non è una situazione di pericolo. Se si ha con sé il cane, bisogna tenerlo al guinzaglio e vicino a sé — non per timore di un’aggressione del lupo, quanto perché è il cane che potrebbe reagire in modo imprevedibile. Poi ci si gode l’incontro: dopo poco, il lupo si allontanerà da solo».

Sanità e monitoraggio

Il lupo può essere un vettore di malattie per il bestiame o gli animali domestici?

«Dal punto di vista epidemiologico, non è un vettore di patologie diverso da una volpe o da un cane randagio. Non introduce malattie nuove. Ogni esemplare trovato morto viene conferito all’istituto zooprofilattico sperimentale competente, che ne analizza le cause del decesso: investimento, avvelenamento o patologie come la rogna. Viene eseguita un’autopsia completa e vengono indagate eventuali malattie infettive e parassitarie».

La convivenza: tra cacciatori e agricoltori

Qual è la sua lettura sulle preoccupazioni di cacciatori e agricoltori?

«Un cacciatore dovrebbe considerare il lupo un alleato: la sua funzione è riportare equilibrio. Dove una specie prolifera troppo, il lupo interviene come regolatore. È il caso delle nutrie, su cui sta svolgendo un lavoro prezioso. È un “sanificatore” ecosistemico. Se i cacciatori aspirano a essere gestori moderni del territorio, la contrapposizione al lupo è un controsenso. Per chi coltiva, il lupo è un alleato perché controlla caprioli e cinghiali. Per gli allevatori il discorso è più articolato, ma oggi esistono strumenti efficaci come recinzioni elettrificate e cani da guardiania. Il problema è che spesso non vengono adottati, e il lupo ne approfitta: predare una pecora in un recinto mal protetto è più semplice che inseguire un cinghiale nel bosco. Lasciare il bestiame senza protezioni è come esporre sul tavolo fuori dalla porta una mazzetta di banconote e stupirsi di non trovarla il mattino seguente. La responsabilità non è del lupo che coglie l’opportunità: è di chi non ha tutelato i propri interessi».

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